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Otto marzo, riforme strutturali: educazione e welfare

Otto marzo, giornata internazionale dedicata alla donna. E giù slogan, social, radio e tv che straparlano e spesso cadono dentro luoghi comuni triti e ritriti. Poi domani, tutto finito, ci rivediamo l’anno prossimo. Oggi non abbiamo certamente bisogno di questo, basta parole senza seguito, è necessario scendere in campo per reclamare e proporre riforme strutturali che partano innanzitutto da due capisaldi:

educazione e welfare.

Ricordiamoci che le leggi da sole non bastano, se non sono accompagnate da un percorso solido e sicuro dove camminare ogni giorno. L’educazione all’autostima, al rispetto, alla solidarietà ma anche all’amor proprio deve nascere in famiglia e proseguire a scuola, all’università per far sì che i nostri figli crescano nutrendosi di uguaglianze e non di disuguaglianze. Disparità di genere e violenza hanno quasi sempre una medesima radice.

Un altro pilastro da dove si dovrebbe ripartire è un vero sistema di welfare che aiuti il mondo femminile ad affrontare le difficoltà quotidiane che, con il lockdown dovuto alla pandemia, si sono acuite. Tutte quelle energie tipiche dell’attività quotidiana convogliate in famiglia, nel lavoro, nell’assistenza agli anziani, nel volontariato spesso vengono a mancare ponendoci dinanzi a un bivio increscioso, a scelte talvolta senza via di uscita. E pensare che basterebbe attingere ad esempi non così poi lontani come in Svezia, Stato modello per quanto riguarda la tutela del lavoro femminile e dove il welfare si sposa quasi del tutto con un’economia dinamica e in crescita: l’occupazione femminile si attesta a circa il 71% contro il 48,6% in Italia. Questi sono dati che per noi vanno ben oltre le problematiche contingenti di pandemia. In gran parte dei Paesi dell’Unione Europea il divenire genitori non frena l’occupazione e la carriera femminili ma al contrario costituisce una prerogativa di crescita anche di tutti i servizi che gravitano nell’orbita della maternità.

In occasione proprio dell’otto marzo, sia il Presidente della Repubblica Mattarella che il Capo del Governo Draghi hanno rivolto pensieri e obiettivi da raggiungere in questo campo: “A fronte dell’esempio di molte Italiane eccezionali in tutti i campi, anche nella normalità familiare, abbiamo molto, moltissimo da fare per portare il livello e la qualità della parità di genere alle medie europee. La mobilitazione delle energie femminili, un non solo simbolico riconoscimento della funzione e del talento delle donne, sono essenziali per la costruzione del futuro della nostra nazione”, ha affermato Draghi, facendo sperare anche in uno spazio, non così utopistico, dedicato al welfare femminile nel Recovery Plan.

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