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Investire nell’era dei tassi a zero

Viviamo ormai da molti anni in un contesto di tassi di interesse e quindi di rendimenti molto bassi. Ma ne siamo consapevoli? Sembra proprio di no, almeno guardando le aspettative di rendimento degli investitori in tutto il mondo.

Lo scorso anno, la casa di investimento britannica Schroders ha pubblicato il suo Global Investor 2019, che ha coinvolto 30.000 persone e le aspettative sui rendimenti degli investitori sono del 12,4 % negli Stati Uniti, dell’11,5% in Asia e del 9 % in Europa.

Tutto ciò mentre i titoli di Stato più affidabili (quelli tedeschi o svizzeri) hanno rendimenti negativi spesso anche su scadenze trentennali.

Questo – ricordiamolo – è l’effetto degli enormi programmi di acquisto di titoli di Stato da parte delle banche Centrali, che hanno portato i rendimenti a livelli mai visti prima.

Perché gli investitori si aspettano ritorni così elevati?

Perché la memoria va invariabilmente ai rendimenti a doppia cifra dei decenni scorsi, che però sono un’eccezione e non la regola, fatta di rendimenti elevati, erosi però dall’inflazione.

Va ricordato, infatti, che le cedole dei titoli a tasso fisso, come i BTP non considerano l’inflazione.

Quando i BOT in Italia avevano rendimenti lordi vicini al 20% – al netto dell’inflazione il guadagno era di qualche punto percentuale.

Ma la riduzione del potere di acquisto è una variabile poco considerata dagli investitori.

Quali sono gli elementi che secondo Schroders terranno i rendimenti a livelli bassi anche nei prossimi anni:

  • le politiche accomodanti delle Banche centrali
  • il rallentamento della crescita globale causato dalla diminuzione delle nascite e quindi della forza lavoro. Perfino la Cina sta guardano con preoccupazione ai cambiamenti demografici. Una popolazione che invecchia  investe in strumenti a basso rischio, causandone la diminuzione dei rendimenti e questo fa mancare una fonte di finanziamento ad aziende innovative
  • l’inflazione, che quando cresce contribuisce ad alzare i rendimenti, sembra destinata a rimanere su livelli contenuti per via della diminuzione della domanda e ai cambiamenti tecnologici in atto

Cosa implica questo per gli investimenti, soprattutto quelli finalizzati a costruire una pensione integrativa?

Se i rendimenti diminuiscono, rimangono solo due leve a disposizione: l’importo versato e la durata dell’accantonamento.

Quindi bisogna RISPARMIARE DI PIÙ e INIZIARE PRIMA.

Esiste un’altra leva, assai poco gradita a molti risparmiatori italiani: AUMENTARE IL LIVELLO DI RISCHIO DEI RENDIMENTI per aumentare il rendimento in un orizzonte temporale adeguato, con la consapevolezza delle oscillazioni nel valore del capitale, ma guardando all’obiettivo finale, che è quello di avere un capitale adeguato alle proprie esigenze.

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