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Design e Marketing. La creatività di vivere su sentieri nuovi!

Tutto è design. Spesso vediamo esordire testi e saggi dedicati al mondo del product design in questo modo. – Siamo circondati dal design, tutto è progetto! –  così ancora si prosegue in questi articoli in simil modo – senza progetto, senza pensiero non c’è realizzazione di opera materiale che possa essere davvero capace di dare un contributo alla vita quotidiana. 

Per estensione ben sappiamo che senza pianificare anche solo la lista della spesa della settimana dimenticheremmo la metà di quello che ci serve per rifornire la nostra dispensa.

Ma davvero che cosa è fare design. Che cosa significa essere designers e quale ruolo un designer ricopre nel mondo contemporaneo? Quesito complesso prima di tutto per dover definire l’ambito di azione del designer. Stiamo parlando di progettare un nuovo prodotto che debba soddisfare un nuovo bisogno o di ideare un prodotto per generare una nuova aspirazione e suggerire un nuovo modo di essere? Stiamo parlando di un art director del fashion style oppure di un progettista di architettura di interni o magari di un designer stager per scenografie?

Quello che accomuna tutte queste personalità che costellano lo sfaccettato mondo del disegno è la capacità di avere una visione predittiva del mondo, sapere trasformare un’immagine mentale, un’intuizione, un’esperienza personale in una realtà concreta da condividere e lasciare in eredità al mondo.

La creatività altro non è, in sintesi, che far giocare in sinergia fantasia e razionalità per produrre un risultato di valore sociale che migliori la qualità dell’abitare personale e collettivo.

Il designer per antonomasia non solo è eternamente curioso, eterno fanciullo capace di sorprendersi con slancio ed ingenuità di fronte ad ogni Bellezza in cui si imbatta, ma soprattutto ha una profonda consapevolezza del suo ruolo per gli altri, dell’impatto che una sua scelta progettuale potrà avere su coloro che vi si affidano.

Non si tratta per il designer di svolgere una professione che attiene all’estetica fine a se stessa come spesso nell’immaginario collettivo gli si attribuisce, ma di curare la qualità del futuro del benessere e dell’integrità psicofisica e morale dell’umanità, a partire dalla dimensione locale in cui agisce.

Per un archi-designer che unisce la professionalità delle competenze degli aspetti costruttivi e tecnici dell’architettura e quelli dell’ organizzazione degli ambienti interni da abitare, come luoghi del vivere, la maggiore e più sfidante missione da saper portare a termine risiede nel metter a frutto al massimo grado la propria coscienza di essere capace di ascoltare come vivono la loro vita le altre persone e, di saper per empatia mettersi nei loro panni per rispondere strategicamente alle loro esigenze e così avere la gioia di dar vita a nuovi orizzonti.

Non importa se si tratti di spazi domestici o pubblici – come ristoranti, negozi, alberghi o case vacanza – i luoghi da configurare, perché se per una casa da vivere personalmente si dovrà generare un disegno ad personam, per i luoghi dell’accoglienza e della ricettività quello da fare sarà saper disegnare ad personas, cioè per quella tipologia o target di persone, quel gruppo di fruitori a cui l’imprenditore vorrà far vivere una particolare, specifica ed indimenticabile esperienza atmosferica.

Perciò in sintesi. Ascoltare, generare atmosfere, organizzare spazi funzionali, regalare un vissuto significativo sono davvero le peculiarità per essere un autentico designer di interni del nostro tempo.

Ma tutto parte dall’uomo. Tutto parte dalla consapevolezza che essere per gli altri è la sua missione, e non importa se stiamo progettando una casa personalizzata o stiamo preparando, valorizzando ed allestendo una proprietà da immettere nel mercato immobiliare, perché senza progetto, senza visione, senza professionalità non ci sarà umanità in quello che consegneremo al mondo.

Interior Design e Marketing. Due attività che sembrano diverse perché le loro prime accezione di significato sembrano lontane: la prima che si fa riferire alla progettazione degli spazi interni da abitare da parte di un committente che vuole soddisfare le proprie esigenze del tutto personali e il marketing come la strategia per presentare ed invitare al consumo di un prodotto da vendere.

In verità se andiamo all’essenza del loro valore potremmo vedere che da una parte ogni volta che progettiamo una casa per un committente con un volto e un nome e una storia che noi registriamo in tempo reale dobbiamo studiare un target ad personam riferito a quell’individuo per fare buon design, dall’altra parte quando facciamo staging per il RE non facciamo altro che prefigurare per la proprietà sul mercato uno scenario ad personas, riferito al target di riferimento che indaghiamo. Si tratta solo di differenza di scala e della capacità predittiva del designer chiamato ad operare, si tratta di sviluppare l’abilità professionale di fare questo passaggio dimensionale di prospettiva.

Il livello dell’abilità dell’interior designer stager di sapere vedere l’invisibile, capire lo spazio e le sue qualità intrinseche, di saperlo misurare e sapientemente organizzare disponendo oggetti concreti, sarà allora la vera cifra che distinguerà il suo operato.

Ben viene espresso da Edward De Bono e Charles Eames, due personaggi molto lontani ma che hanno espresso magnificamente cosa creatività e buon design significhino.

Il pensiero creativo permette di considerare le cose non solo per quello che sono, ma per quello che potrebbero essere.

Edward De Bono, Psicologo.

The role of a designer is that of a very good, thougtful host anticipating the needs of his guests.

Charles Eames, designer.

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